Continua il mio confronto con la dott.ssa Karin Falconi di AFFIDIamoci sul tema della genitorialità transgender, dell’affido familiare e del diritto di costruire una famiglia.
Dopo la prima puntata dedicata alla genitorialità transgender e al diritto di costruire una famiglia, prosegue il mio confronto con la dott.ssa Karin Falconi, fondatrice di AFFIDIamoci, all’interno del percorso dedicato alla genitorialità transgender e all’affido.
In questa seconda puntata affrontiamo una questione che considero particolarmente importante: perché l’affido familiare fatica ancora a trovare spazio nelle battaglie e nella riflessione del movimento LGBTQIA+?
Quando parliamo di genitorialità LGBTQIA+, il dibattito tende spesso a concentrarsi sul desiderio degli adulti di diventare genitori e sulle possibilità per realizzare questo desiderio. È una dimensione importante, ma credo sia necessario ampliare lo sguardo.
Esistono anche bambini e ragazzi che hanno bisogno di adulti disponibili ad accoglierli, accompagnarli e prendersi cura di loro.
L’affido introduce quindi una prospettiva diversa: non soltanto il diritto degli adulti a costruire una famiglia, ma anche la possibilità di mettersi a disposizione di un bambino che ha già una storia, dei legami e dei propri bisogni.
Nel confronto con Karin abbiamo parlato anche del rapporto tra identità transgender e genitorialità e della necessità di evitare che l’identità di genere venga considerata un elemento che rende una persona più o meno adatta ad accogliere un minore.
Credo che sia importante iniziare a superare una narrazione che rappresenta le persone transgender quasi esclusivamente attraverso le discriminazioni che subiscono o le battaglie per il riconoscimento della propria identità.
Una persona transgender può avere desideri, relazioni, progetti e aspirazioni come qualsiasi altra persona. Può desiderare una famiglia e può, allo stesso tempo, scegliere di mettere le proprie capacità e le proprie esperienze al servizio di un bambino.
L’affido non dovrebbe essere una genitorialità di serie B, né un’alternativa concessa alle persone LGBTQIA+ perché considerate “diverse”. Deve essere una possibilità, valutata sulla base delle capacità della persona e dell’interesse del minore.
È anche per questo che ritengo importante che il tema dell’affido entri maggiormente nel dibattito della nostra comunità e delle nostre associazioni.
Ringrazio ancora la dott.ssa Karin Falconi per avermi coinvolta in questo percorso di confronto e per aver aperto uno spazio di riflessione su un tema che merita maggiore attenzione.
📖 Leggi la seconda puntata dell’intervista su AFFIDIamoci:
Genitorialità transgender: perché l’affido resta fuori dalle battaglie LGBTQIA+
🏳️⚧️ Continuiamo a parlare di genitorialità transgender, famiglia e affido.