Antonia: Ho passato una infanzia e adolescenza difficile, per non parlare del mio inizio di affermazione di genere, quando non c’erano punti di riferimento per persone transgender come quello in cui oggi sono la responsabile, ma anche la difficoltà di inseririmi in un cotesto sociale e lavorativo, posso dire che con grande difficoltà sono riuscita ad essere me stessa e aiutare chi ne aveva bisogno.
Monika: Perché hai scelto Antonia come nome?
Antonia: Quando ho scelto il mio nome ho cambiato l’ultima vocale. Il mio nome di battesimo è Antonio e io quando ho deciso di essere Antonia volevo portare con me il mio passato e dicendomi che grazie ad Antonio e a tutto quello che ha passato oggi
sono Antonia.
Monika: La tua famiglia è stata sorpresa dalla tua transizione?
Antonia: Ho manifestato la mia identità femminile all’età di 7 anni, i miei affetti non erano preparati e hanno cercato di aiutarmi come potevano chiedendo linee guida a professionisti della salute mentale, ma loro stessi non sono riusciti a capire cosa mi capitasse fino a quando io stessa nel 2002 ho iniziato a prenderli per mano e a condurli nel mio mondo.
Monika: Si dice che siamo prigionieri della sindrome transitoria o non transitoria. Sebbene gli interventi di chirurgia estetica aiutino a superarlo, saremo sempre giudicati di conseguenza. Come possiamo affrontare tutto questo?
Antonia: In base alla mia esperienza personale posso dire che non ho vissuto questa sindrome transitoria o non transitoria, perché ritengo di aver vissuto la mia affermazione di genere con serenità senza l’ansia di fare tutto e subito. Ho effettuato due interventi (prima orchiectomia e poi mastoplastica additiva) a 20 anni di distanza dall’inizio della mia transizione. Quindi rispondendo alla tua domanda, bisogna vivere tutto con serenità cercando di arrivare ai vari interventi chirurgici con consapevolezza e serenità, quando si sente la necessità.
Monika: Ricordi la prima volta che hai visto una donna transgender in TV o hai incontrato qualcuno transgender di persona che ti ha aperto gli occhi e ti ha permesso di realizzare chi sei?
Antonia: All’età di 17 anni, ho incontrato nel mio paese di nascita una persona conosciuta qualche anno prima con la sua identità maschile e quando l’ho rivista ho notato la sua trasformazione che in me ha abitato lo stupore e la meraviglia, lì ho capito che c’era speranza anche per me.
Monika: Hai avuto qualche sorella transgender intorno a te che ti ha supportato durante la transizione?
Antonia: Certo, all’inizio del mio percorso di affermazione di genere ho avuto vicino a me qualche amica con le quali ho coltivato l’amicizia e la sorellanza.
Monika: Ti piace la moda? Che tipo di outfit indossi solitamente? Eventuali modelli di moda, colori o tendenze speciali?
Antonia: A me è sempre piaciuta la moda anni 50. Una volta utilizzavo molto il color rosso, difatti mi chiamavano “la donna dalle tante sfumature di rosso”. Ho utilizzato il nero nei periodi bui della mia vita perchè ho sempre visto nel colore nero la

“Anzi per ogni porta in faccia mi caricava nel pormi meglio con determinazione e voglia di lavorare.”
trasformazione o l’elaborazione, quasi come un colore spirituale.
Adesso utilizzo il nero poche volte per snellire la mia silhoutte. È da circa un paio d’anni che utilizzo il blu, blu notte, blu marino, blu cobalto, ma mi piace anche il grigio. Mi piace il bianco e nero che simboleggia lo yin e lo yiang. Posso dire che sono un po’ vintage.
Monika: Ricordo di aver copiato prima mia sorella e mia madre, e poi altre donne, cercando di apparire femminile al 100%, e le mie amiche cisgender scherzavano dicendo che cerco di essere una donna che non esiste nella realtà. Hai sperimentato la stessa cosa?
Antonia: All’inizio del mio percorso di affermazione di genere e per qualche anno dopo, volevo assomigliare ad un cartone animato, Jessica Rabbit, perchè ho avuto sempre le basi simili a Jessica, sono alta 1,83, mi sono sempre piaciute le scarpe decoltè con tacchi vertiginosi, avevo una massa di capelli rossi tiziano (mio colore naturale) occhi verdi, labbra carnose, mi mancava la vita stretta e un seno abbondante. La vita stretta non sono riuscita ad avere ma il seno, devo dire che ho una quinta coppa c, e poi di Jessica mi è sempre piaciuta la sua sensualità che una donna dovrebbe avere.
Monika: Ricordi il tuo primo colloquio di lavoro da donna?
Antonia: Mi ricordo dei tanti colloqui in cui presentavo la mia candidatura e per il mio aspetto, la mia identità veniva bocciata. Posso dire che ho preso molte porte in faccia ma questo non mi ha mai demoralizzata, anzi per ogni porta in faccia mi caricava nel pormi meglio con determinazione e voglia di lavorare.
Monika: Quando sono uscita al lavoro, i miei colleghi maschi mi hanno trattata come se la transizione avesse abbassato il mio QI. Hai sperimentato la stessa cosa? Pensi che accada perché siamo donne o perché siamo transgender? O entrambi?
Antonia: Ricordo che in un ambiente di lavoro (call center) c’era una donna cisgender che voleva insegnarmi nel portamento

“I sogni aiutano a vivere.”
perchè lei quando era giovane era stata una modella e secondo lei non avevo il portamento di una donna cisgender perchè sono donna transgender, mentre gli uomini cisgender hanno cercato di farmi sentire non abbastanza intelligente quanto loro.
Monika: Cosa consiglieresti a tutte le donne trans in cerca di lavoro?
Antonia: In base alla mia esperienza, consiglio di non demoralizzarsi mai e credere più in se stesse e nelle proprie capacità e credere in tutto quello che si vuole per se stesse.
Monika: Potresti parlarmi dell’importanza dell’amore nella tua vita?
Antonia: Un tasto dolente. Ho avuto un amore che per me è stato importante perchè mi ha insegnato tanto, nonostante il rapporto fosse tossico. Poi ho avuto in seguito delle frequentazioni con la speranza che diventassero qualcosa di importante e invece non si sono mai concretizzate.
A 50 anni mi sono detta come dice Amanda Lear “Ho chiuso la boutique”. Basta! Solo amore per se stessi e per chi per tanti anni mi è stato/a vicina/o portandomi rispetto e donandomi del bene.
Monika: Cosa consiglieresti a tutte le donne transgender che hanno paura della transizione?
Antonia: Di essere caute, di affrontare ogni passo con serenità e tanta voglia di credere in se stesse, circondandosi di persone che ti vogliono veramente bene e che tengono a te.
Monika: La mia amica di penna Gina Grahame una volta mi ha scritto che non dovremmo limitare il nostro potenziale a causa di come siamo nati o di ciò che vediamo fare alle altre persone transgender. I nostri sogni non dovrebbero finire su un tavolo operatorio; è lì che iniziano. Sei d’accordo con questo?
Antonia: Concordo pienamente, i sogni aiutano a vivere e se riusciamo a realizzarli con serenità sicuramente troviamo la nostra felicità di essere noi stesse, mai arrendersi!
Monika: Antonia, è stato un piacere intervistarti. Molte grazie!
Antonia: Per me è stato un onore oltre che un piacere, grazie a te!
Foto di Antonio Occhiuto.